Taravao, lunedì 22 dicembre 2025
Abbiamo ripreso i lavori completamente rigenerati da questa gita e abbiamo anche realizzato di avere quindici giorni esatti per concludere tutto ciò che abbiamo cominciato.
Il bompresso richiede la finitura con la vernice epossidica, cosa di cui si occuperà Mario. Io, continuerò i piccoli ritocchi agli oblò e allo scorrevole del tambuccio con il silicone; i ritocchi ai punti in cui è comparsa della ruggine in coperta. Dal gavone di prua, abbiamo estratto anche la terza ancora, a detta di Mario, mai usata. Somiglia alle ancore che si vedono nei fumetti o nei cartoni animati o, ancora, negli stemmi della marina militare. La dovremo riporre sottocoperta prima di partire e visto che presenta della ruggine, ho proposto a Mario di spazzolarla e trattarla con l’antiruggine. L’abbiamo quindi calata a terra per mezzo di una drizza.
Nel pomeriggio, essendo d’accordo con Lionel e Soraya per occuparci della catena della loro ancora, abbiamo concluso quel che stavamo facendo entro le tre e poi abbiamo staccato, ritrovandoci con Lionel.
Saliti a bordo, abbiamo preparato le cime per attraccarci al pontile e Mario ha preso il comando. Essendosi alzato un po’ di vento, la prima manovra non è riuscita, ma alla seconda siamo riusciti ad attraccare. Abbiamo estratto tutta la catena, l’abbiamo sciacquata con l’acqua dolce, lasciata asciugare e misurata. Lionel si era procurato una vernice spray di colore giallo fluorescente che è servita per segnare in modo ben visibile i venti, trenta, quaranta e cinquanta metri. Aspettando che la vernice si asciugasse, abbiamo bevuto una bibita fresca a bordo. Nel mentre, sono passati diversi abitanti delle barche della baia, alcuni li conoscevamo anche noi, perché avendo fatto carena per giorni o settimane, li avevamo incrociati e salutati. Molti sembravano stupiti nel vederci insieme e trovato curioso che nessuno di loro, sapendo che Lionel e Soraya non sanno ancora nulla di nautica, si sia mai offerto di mostrare loro qualcosa. Probabilmente, è la mia indole di insegnante che mi spinge verso gli altri, ma anche Mario ama condividere le proprie conoscenze con gli altri e questo mi rende generalmente felice.
Prima del tramonto abbiamo riportato la barca al suo ormeggio, sulla poppa di un catamarano disalberato ormai abbandonato e disabitato, uno dei relitti che si trovano nella baia. I ragazzi ci hanno invitato a cena, ma abbiamo detto loro che in questi giorni stiamo sistemando casa per prepararci all’ennesimo ed ultimo trasloco e che quindi avremmo preferito rientrare con la luce.
Taravao, martedì 23 dicembre 2025
Quella di oggi è stata un’altra giornata di lavoro intensa e produttiva. Dal momento che abbiamo diverse cibarie da finire, nel congelatore e nel frigorifero, ho preparato un’insalata di pasta da mangiare in barca, evitando di rientrare a casa, aumentando così la nostra produttività.
Ho ripreso a carteggiare con la levigatrice palmare il tambuccio scorrevole e, nel mentre, Mario ha messo ordine sottocoperta, trovando altri oggetti da levigare. Ho sollevato una tale quantità di segatura che a fine giornata, i miei abiti da lavoro avevano cambiato colore. Ho aspirato il grosso della polvere, ma domani sciacqueremo tutto il pozzetto con acqua corrente, sarà l’occasione per fare ordine anche in coperta.
Tornando a casa, ho incontrato Marisà in giardino e, come sempre, mi sono intrattenuta con lei per qualche chiacchiera. Le ho chiesto se avesse deciso con chi passare il Natale e allora mi ha raccontato che festeggerà con suo figlio che, quest’anno, è solo, senza la sua famiglia. Ha aggiunto che si è separato da poco e che non voleva nemmeno festeggiare, ma che lei ha insistito perché stessero insieme. Allora abbiamo parlato di menù per la sera della vigilia, infatti il grande festeggiamento, in Francia e, di conseguenza, nei paesi francofoni, si svolge la sera del ventiquattro dicembre. Marisà ha previsto un menù regale: gamberi, salmone affumicato e boudin blanc, un insaccato che non può mancare sulle tavole dei Francesi a Natale; come portata principale, magret de canard e broccoli; per concludere, l’immancabile bûche de Noël, il classico tronchetto, anch’esso, tipicamente francese.
Taravao, mercoledì 24 dicembre 2025
Questa mattina, mentre ci preparavamo per andare al cantiere, ho udito la voce di Marisà, che mi chiamava. Aveva tra le mani alcuni frutti e me li ha porti, in segno di omaggio. L’ho ringraziata e le ho detto che anch’io avevo qualcosa per lei: sono corsa al frigorifero e ho preso una confezione di parmigiano reggiano. Le ho spiegato che gli Italiani lo utilizzano per completare i piatti di pasta, ma che lo mangiano anche a scaglie come aperitivo. Le brillavano gli occhi, era felicissima e anche stupita dal mio gesto, non se lo aspettava di sicuro. Mi ha detto che conosce il parmigiano perché in passato frequentava una famiglia di italiani che vivevano qui a Tahiti e ha spesso pranzato o cenato con loro. Ha aggiunto che le piaceva molto e che, naturalmente, ci ringraziava. Ci siamo scambiate gli auguri e poi siamo partiti, noi per il cantiere, lei per Paea, dove avrebbe festeggiato con suo figlio.
In barca, abbiamo lavato il pozzetto e messo mano ad un problema di ruggine riscontrato dietro la scala di accesso. Mentre Mario carteggiava con delle piccole spazzole montate sul trapano, io cercavo di aspirare le scorie prodotte, evitando che si disperdessero ovunque.
Rientrando a casa, ci siamo fermati al supermercato per prendere due o tre cose che stavano per finire e abbiamo respirato quell’atmosfera natalizia, tipica della sera del ventiquattro, quando ogni luogo si spopola perché tutti corrono a casa, per festeggiare questa magica serata e gli sfortunati commessi, ancora in servizio nelle attività commerciali, sembrano contare i secondi che li separano dalla chiusura natalizia.
Anche noi abbiamo voluto fare qualcosa di diverso, cenando un po’ più tardi, e preparando qualcosa di particolare. Nel nostro menù c’era del foie gras, del magret de canard con patate saltate in padella e fagiolini verdi al burro. Il tutto accompagnato da un bordeaux. Purtroppo, abbiamo rinunciato alla bollicina, visti i costi astronomici degli champagne in questa parte del mondo; è inspiegabile, ma ogni bottiglia, in Polinesia Francese, costa più del doppio che in Europa. Se il menù che ho scelto era tutto francese, il nostro dolce, è stato assolutamente italiano: un buonissimo panettone, comprato all’ultimo momento, stasera passando al supermercato. Ci siamo detti tutti e due che non poteva essere Natale senza panettone.
Puunui, giovedì 25 dicembre 2025
È Natale anche per noi! Ci speravo perché avevamo stabilito di rimanere a casa, ma, anche oggi, Mario è riuscito a trovare la scusa per andare in cantiere, anche se solo per un'oretta. Stiamo cominciando a svuotare casa e a riportare in barca gli oggetti che devono stare a bordo. Alcune cose che non occorre avere qui, faranno invece il viaggio di ritorno in Italia con noi nel bagaglio da stiva che, generalmente, è sempre più leggero di quello dell'andata.
Effettivamente, non ci abbiamo messo molto tempo e per mezzogiorno, eravamo di ritorno, pronti per brindare.
Dopo pranzo abbiamo fatto tante piccole cose, alcune burocratiche, alcune pratiche e cominciato a caricare la macchina con altre borse che porteremo in barca domani.
Ad una certa ora, è tornata Marisà, che è venuta verso di me per omaggiarmi nuovamente con della frutta fresca. Mi ha detto che le faceva piacere condividere con noi dei frutti che, altrimenti, andrebbero persi o mangiati dagli uccellini direttamente sulla pianta.
Le ho chiesto se i festeggiamenti fossero andati come desiderava e mi ha spiegato che è stata felice di rincuorare suo figlio con un’ottima cena della vigilia e un buon pranzo di Natale, perché, da quando si è separato dalla sua compagna e suo figlio di soli due anni, ha il morale a terra. Nonostante le zanzare, ci siamo intrattenute nel giardino chiacchierando anche di viaggi e mi ha confidato di essere una sciatrice e di amare il freddo e la neve. Mi ha detto che per diversi anni è stata a sciare negli Stati Uniti e che il suo prossimo viaggio avrà come destinazione l’Alaska. Sogna un’escursione con i cani da slitta, una crociera tra i ghiacci, facendo scalo, naturalmente, nella rinomata Anchorage e un incontro con uno sciamano amerindiano. Improvvisamente, Mario, non vedendomi più, mi ha chiamato e ho notato che Marisà è scattata sull’attenti, allontanandosi non appena io ho rivolto lo sguardo verso l’appartamento. Allora, per congedarmi le ho proposto di ritrovarci domani a bere qualcosa insieme, visto che sarebbe stata la nostra ultima sera al plateau di Puunui. Lei ha accettato di buon grado, ma mi ha detto di andare su da lei, quindi a casa di Victor e Andréa, poiché gli spazi sono più ampi. Ci siamo quindi salutate augurandoci una buona serata.
Taravao, venerdì 26 dicembre 2025
Riordinando tutti i nostri bagagli, ci siamo resi conto che, prima di partire, dovremo anche esaurire tutte le nostre cibarie. Nel nuovo alloggio che abbiamo trovato, la cucina e il frigorifero saranno comuni, quindi, abbiamo valutato come consumare piano piano ciò che abbiamo acquistato nelle ultime settimane. Ho proposto a Mario di preparare ancora qualcosa da portare in cantiere e così dopo colazione mi sono dedicata alla cucina per una mezz’ora. Siamo arrivati in barca dopo le nove, ma trascorrendo in loco tutta la giornata, abbiamo notato che si riesce a concludere molto di più. Oltretutto, ho ricordato a Mario che nel tardo pomeriggio avevo appuntamento con Marisà e che desideravo quindi rientrare di buon’ora.
In cantiere, oggi abbiamo smantellato definitivamente e completamente tutto il gavone di prua, che conteneva ancora delle paratie di legno, molto probabilmente abitate dalle nostre amate termiti. Mario ha stabilito che, dovendo ricreare il buio per alcuni mesi, sarebbe stato più prudente svuotare tutta la prua dei materiali che le ingolosiscono. C’è molto più spazio ora. Abbiamo poi preparato ciò che ci servirà per collegare le drizze di prua al bompresso.
Alle cinque, dopo una bella doccia calda, mi sono presentata da Marisà. Le ho detto che Mario era stanco e che avremmo chiacchierato più amabilmente tra donne. Trascorrere il mio tempo a tradurre, soprattutto a persone come Mario, poco interessate a ciò che si dice, è un’attività che mi stanca infinitamente.
Ci siamo sedute, vista laguna, a bordo piscina e abbiamo chiacchierato per un paio d’ore, fino al tramonto.
Come immaginavo, Marisà si è abbandonata a tante confidenze che, in presenza di Mario, avrebbe tenuto per sé. Mi ha raccontato delle sue due separazioni e delle difficoltà che adesso sta affrontando per cercare di far ottenere a suo figlio una custodia alternata del suo nipotino. Mi ha mostrato le sue foto, con l’espressione tipica delle nonne, innamorate di quei piccoli angioletti.
Si era fatto tardi e dovevo ancora stendere il bucato e preparare la cena, così mi sono congedata, dicendo a Marisà che ci saremmo salutate l’indomani.
Taravao, sabato 27 dicembre 2025
Avevo puntato la sveglia alle sette, per fare tutto con estrema calma, rispettando gli orari stabiliti. E così è stato.
Dato che Marisà mi aveva raccontato di volersi dedicare al disegno con maggiore assiduità rispetto al passato, ora che è in pensione, le ho offerto in dono un libro con molti soggetti marini che avevamo in barca dai tempi della prima traversata e che vedevo bene tra le sue mani. Spero che le abbia fatto piacere, essendo un oggetto che viene dall’Italia e che sicuramente qui non troverebbe. È sempre difficile offrire qualcosa in un Paese straniero perché difficilmente l’oggetto che si può acquistare corrisponde alla nostra identità e, non avendo ancora capito fino in fondo questo popolo, ho improvvisato. Quando mi sono scusata, dicendo che il libro era un po’ vetusto perché rimasto in barca tanto tempo, lei mi ha risposto che ciò che conta è sempre il gesto.
Salutandoci, ci ha detto di chiamarla qualora avessimo bisogno di qualcosa.
Marisà rimarrà una delle persone che ricorderò con più affetto, una persona genuina che si è relazionata alla pari con noi, offrendoci ciò che poteva e voleva e raccontandosi per ciò che è, senza tanti artifici.
Scesi dal plateau di Puunui per l’ultima volta, ci siamo diretti a Faaone, sulla costa est di Tahiti Nui, il nostro nuovo e ultimo alloggio, prima del rientro in Europa, dove ci attendeva Dolly, una giovane signora molto dinamica, sullo stile di Andréa. Ci ha dato il benvenuto e accompagnato a visitare la casa: la nostra camera ha il bagno privato, mentre le altre due, che per ora non sono state prenotate, ne hanno uno in comune. Il salone e la cucina sono in un unico ambiente, molto ampio. Fuori dal salone c’è una bellissima terrazza, con un tavolo grandissimo e un divano particolarmente confortevole. Tutt’intorno, un giardino favoloso, pieno di alberi da frutto: un albero del pane, nelle palme da cocco, un mangostano, dei limoni e, i miei preferiti, i frutti della passione. Non appena Dolly ci ha salutati, ho fatto un giro di perlustrazione in tutta la proprietà e sono tornata con le mani piene di frutti della passione che erano caduti a terra, ma che non erano ancora stati attaccati dagli insetti. Sono poi tornata a cogliere un mangostano per assaporarlo. Mi ha ricordato una bellissima vacanza in Sri Lanka, fatta con la mia amica Laura. Si tratta, in effetti, di una pianta tropicale originaria del continente indiano e asiatico, introdotta a Tahiti da quel celebre signor Harrison Smith, a cui dobbiamo l’incredibile varietà arborea di quest’isola.
Era quasi l’ora di pranzo, quindi dopo esserci sistemati e aver mangiato un boccone, siamo andati in cantiere per sfruttare a pieno la giornata. Ci siamo dedicati agli stralli del bompresso e, per fortuna, ricavando degli allunghi dai vari pezzi di acciaio che Mario possedeva, siamo riusciti a realizzare le giunte e a fissarlo, garantendo la stabilità dovuta all’albero. Nei prossimi giorni, daremo un’occhiata anche alle sartie.
Mentre lavoravamo, essendo a sbalzo sul piazzale del cantiere, abbiamo ricevuto i saluti e i complimenti da parte dei vari barcaioli che, al momento, si trovano in cantiere come noi. Ad un certo punto, è arrivato anche Lionel, sceso a terra per recuperare i due canadesi che sta ospitando in barca fino al due di gennaio. Gli ho chiesto se stesse andando tutto bene e lui ha detto che va talmente bene che domani hanno programmato una gita al trou bleu, con la loro barca. Ci ha fatto piacere sapere che, ormai, lui e Soraya si sentano sicuri di spostare la loro barca.
Siamo rientrati a casa abbastanza stravolti per la lunga giornata, ci siamo fatti una cenetta leggera e non abbiamo tardato troppo a coricarci, anche perché qui, non c’è la televisione, alla quale, devo dire, mi ero piacevolmente abituata. Ne ho approfittato per aggiornare un po’ il blog e leggere qualcosa, anche se Morfeo ha fatto presto capolino.
Taravao, domenica 28 dicembre 2025
La sveglia è suonata anche questa mattina alle sette. Dopo una colazione ricca di deliziosa frutta esotica, ci siamo avviati al cantiere. La strada era deserta, la domenica mattina, si preparano tutti per i riti religiosi, che però hanno luogo a metà mattina.
Abbiamo iniziato a lavorare in coperta perché, nonostante il cielo fosse nuvoloso, non pioveva. Abbiamo completato la tesatura degli stralli di prua. Poi, mentre Mario è passato alla verifica delle sartie e degli arridatoi, io mi sono dedicata ad alcuni punti di ruggine in coperta. Purtroppo alcuni arridatoi sono bloccati: abbiamo tentato di sbloccarli, ma anche il lubrificante più potente non ha sortito alcun effetto. Lo lasceremo agire per ventiquattro ore e poi riproveremo.
Verso l’una, ci siamo concessi una pausa pranzo. Siamo rientrati a casa rapidamente: ora risediamo a soli quattro chilometri dal cantiere e il tragitto davvero breve. L’operazione di svuotamento del frigorifero prosegue perfettamente e quando avremo finito la maggior parte dei viveri, cominceremo ad andare al ristorante più spesso.
Quando siamo ripartiti, si era fatto tardi, erano già le tre del pomeriggio, ma dovevamo comunque chiudere la barca, perciò ci siamo detti che avremmo potuto fare qualche cosa, magari sotto coperta, visto che stava pioviscolando.
Non abbiamo fatto in tempo a salire a bordo che, si è scatenata una tempesta di pioggia e di vento. Fondamentalmente è stato un bene perché, nell’ambito della mia verifica delle sentine, ho scoperto che dal bagno, scende una goccia. Si tratta di una goccia d’acqua che scorre lungo uno dei cavi elettrici che scendono dall’albero al centro barca. Mentre altri due cavi sono siliconati e asciutti, quest’ultimo, manca di silicone. Bisognerà intervenire non appena la pioggia cesserà e verificare che questa goccia non si manifesti più. Ne andrebbe, infatti, del tasso di umidità interno alla barca durante i mesi in cui il Ferraù rimarrà chiuso.
Mentre la pioggia non accennava a diminuire, Mario ha pulito tutte le componenti del verricello che ha smontato questa mattina e io ho cominciato a rimuovere delle vecchie guarnizioni molto consumate da uno dei plexiglas del dog-house, che sostituiremo prima della partenza.
La pioggia è il vento sono continuati e ci hanno costretto a cenare nel salone interno. Speriamo che quest’onda tropicale passi e che domani si possa lavorare tranquillamente.