Taravao, lunedì 17 novembre 2025
Mario ha insistito perché comunicassimo subito a Yvan la nostra intenzione di sollevare la barca per permettere ad un fantomatico saldatore di effettuare al meglio la riparazione della chiglia. Yvan ha dapprima chiesto conferma che il lavoro venisse effettuato dal suo amico Renaud e, a quel punto, gli ho spiegato che Renaud non ci aveva più risposto e che quindi avremmo cercato un altro artigiano. Pensoso, ci ha detto di non conoscere nessun altro, cosa davvero incredibile, visto che i lavoretti in nero di Edgar, operaio specializzato del cantiere, sono di dominio pubblico. Serenamente, gli ho annunciato che non doveva preoccuparsi perché avevamo altri due numeri di telefono, quello di Edgar, procuratoci da Lionel, e quello di Armand, consegnatomi questa mattina da Victor. Yvan ha però insistito affinché richiamassi Renaud, come se desse per scontato che lui volesse effettuare il lavoro. Gli ho allora mandato un messaggio, chiedendogli se avesse intenzione di passare in giornata per le misurazioni degli spessori della lamiera, cosa che interessava particolarmente a Mario. Renaud ha risposto rapidamente, dicendo che sarebbe passato, ma che non avrebbe potuto lavorare alla nostra barca prima di gennaio.
In men che non si dica, ce lo siamo ritrovato ai piedi del Ferraù. Renaud ha ripreso il discorso, chiedendoci se avessimo tempo per attendere che si liberasse e quando gli ho detto che, di tempo non ne avevamo, ci ha detto che forse avremmo potuto prendere in considerazione di effettuare una riparazione temporanea con la vetroresina, come aveva ipotizzato Yvan, parlandone con lui.
Personalmente, sono caduta dalle nuvole; mai, infatti, avrei immaginato che la vetroresina potesse creare un tutt’uno con l’acciaio. Ho tradotto questa nuova ipotesi di procedere a Mario e ho notato che lui, diversamente da me, ha reagito con una certa disinvoltura, affermando che effettivamente poteva essere una possibilità.
Salutato Renaud, non appena ho avuto conferma da Mario che la vetroresina rappresenta una soluzione regolarmente utilizzata in casi come questi, l’ho spinto a chiamare il suo amico Marco, ribattezzato, per l’occasione, il re della vetroresina. Come sempre, si è prodigato in mille spiegazioni, dettagliatissime, su materiali da acquistare, tempistiche da rispettare e procedure da seguire.
Ci siamo sentiti talmente rassicurati dalla consulenza tecnica, che, dopo pranzo, siamo andati a procurarci tutti i materiali che ci mancavano per dedicarci a questo lavoro nei prossimi giorni. La ragione per cui questa soluzione ci sembra la migliore è dovuta al fatto che la vetroresina non richiede, come invece sarebbe il caso di una saldatura, di lavare il serbatoio del gasolio per scongiurare la presenza di vapori infiammabili ed esplosivi.
Nel pomeriggio, io ho proseguito le pitture dello scafo e della chiglia, questa volta con una pittura epossidica. Ma continuerò domani perché ogni prodotto richiede dei precisi tempi di asciugatura.
Taravao, martedì 18 novembre 2025
Decisi a terminare rapidamente le pitture e a dedicarci al rimontaggio del timone, ci siamo diretti al cantiere di buon’ora. Purtroppo, poco dopo il nostro arrivo, ha cominciato a piovere a dirotto. In un primo momento, ci siamo dedicati ad alcune operazioni in coperta, come il travaso del gasolio del serbatoio di prua, ma visto che la pioggia non cessava, abbiamo deciso di occuparci delle valvole della cucina e del bagno e di mangiare in cantiere, acquistando un piatto già pronto, come fa la maggior parte degli operai, per evitare di essere altrove qualora la pioggia fosse cessata.
Ogni giorno, un ambulante si presenta nel piazzale del cantiere con la sua auto, apre il baule, scarica un tavolino pieghevole come quelli che si usano in campeggio, apre un ombrellone, che si rivela utilissimo sia in caso di sole che in caso di pioggia torrenziale, espone tutti i suoi piatti pronti riscaldati e li vende, per una cifra - abbiamo scoperto oggi - tutt’altro che modica. Sono due mesi che osserviamo questa scena, ma non ci eravamo mai avvicinati per indagare più da vicino su quale fosse la sua offerta culinaria. Erano solo le undici e trentacinque e, arrivati per ultimi, abbiamo avuto diritto ad un’unica scelta: riso bianco bollito, accompagnato da pezzetti di pollo in umido, con piselli e carote. Volendo rimanere in cantiere per sfruttare una qualsiasi finestra di bel tempo, qualora si fosse presentata, non abbiamo potuto far altro che scegliere questo piatto. In realtà, non era malvagio e lo abbiamo mangiato con piacere, seduti ai piedi del Ferraù, il cui scafo ci riparava dall’acqua.
Verso le quindici, la pioggia è infine cessata e, prontissimi, ci siamo organizzati per dipingere insieme ciò che rimaneva della chiglia. Domani mattina, infatti, la barca verrà sollevata e gli appoggi che la sostengono verranno spostati, in modo tale da permetterci di trattare tutto il resto della chiglia, con particolare riferimento alla parte in cui abbiamo individuato la falla, senza però averla ancora vista.
Siamo rientrati un po’ prima del solito, ci siamo concessi un aperitivo, ammirando un bellissimo tramonto e poi, dopo una doccia bollente, abbiamo cenato e guardato il telegiornale francese.
Taravao, mercoledì 19 novembre 2025
Come da programma, al nostro arrivo, Yvan era già pronto a sollevare il Ferraù. Diluviava ancor più di ieri: gli operai erano bagnati fradici, alcuni indossavano un impermeabile, alcuni niente di diverso della solita maglietta a mezze maniche. Io e Mario abbiamo seguito le operazioni da vicino, riparandoci sotto lo scafo di una barca, ma avendo parlato più volte con Yvan nei giorni scorsi, la squadra sapeva già esattamente cosa doveva fare.
Alla fine dell’operazione, eravamo anche noi bagnati fradici dalle ginocchia in giù e dato che alla pioggia torrenziale, ad un certo punto, si sono aggiunte anche violente raffiche di vento, ci siamo detti che oggi avremmo lavorato da casa.
Perdere giornate preziose di lavoro in questo modo non ci fa certamente piacere, ma la situazione meteorologica, oggi, era davvero avversa.
Taravao, giovedì 20 novembre 2025
Quella di oggi è stata una buona giornata: cielo coperto, ma assenza di pioggia per tutto il giorno. Questo ci ha permesso di dedicarci immediatamente alla chiglia: Mario l’ha spazzolata con il flessibile e una volta pulita, siamo rimasti in ginocchio con la testa rivolta verso il punto incriminato, per individuare la fantomatica falla. Per nostra fortuna, si tratta di un forellino quasi invisibile; se non fosse stato, infatti, per la presenza del gasolio, che formava una gocciolina prima di scivolare lungo il metallo per raggiungere il punto più basso e precipitare infine al suolo, non ce ne saremmo mai accorti. La seconda mossa è stata accedere al serbatoio dall’alto. Abbiamo svitato le viti che sigillavano il coperchio stagno e pulito, per quanto possibile, il serbatoio. C’era uno strato di sedimenti appiccicosi piuttosto consistente, che abbiamo dapprima smosso e successivamente aspirato. Poi abbiamo riversato due taniche da dieci litri di acqua nel serbatoio, per ripetere il lavaggio e smuovere ulteriormente quei depositi. Ora non ci resta che aspettare che il serbatoio si svuoti completamente per caduta e si asciughi, per permetterci di pulire la chiglia all’esterno, rimuovendo ogni traccia di grasso ed iniziare il procedimento di resinatura, non appena la giornata si rivelerà sufficientemente asciutta. Purtroppo, le previsioni meteorologiche non sono molto incoraggianti.
Taravao, venerdì e sabato 21 e 22 novembre 2025
Non ho molto da raccontare, dal momento che questi due ultimi giorni Tahiti è stata attraversata da una violenta perturbazione tropicale. Alla consueta pioggia, si sono aggiunte raffiche di vento che ci hanno impedito di iniziare l’ultima fase della riparazione della chiglia.
Così, venerdì mattina, dopo alcune settimane, abbiamo ripreso la via di Papeete, alla ricerca di una pittura antiruggine specifica per il lavoro che intendiamo effettuare.
Il negozio nel quale eravamo sicuri di trovare il prodotto che cercavamo era chiuso per inventario, ma, fortunatamente, proprio lì di fianco, c’era un colorificio, nel quale non avevamo mai avuto l’occasione di entrare. Il personale, cordiale come sempre, ci ha interrogati sulle nostre necessità e di fronte alla nostra richiesta particolare, siamo stati ricevuti nell’ufficio del direttore. Un signore tanto simpatico quanto competente in materia di pitture. Cercando il prodotto più adatto alle nostre esigenze, abbiamo chiacchierato amabilmente, scoprendo che in passato questo signore è stato formatore per la sua azienda, viaggiando in tutto il mondo. Individuato il prodotto giusto, ne ha stampato la scheda tecnica, che si è premurato di leggere insieme a noi ad alta voce, spiegandoci per filo e per segno ogni passaggio che avremmo dovuto effettuare per sfruttarne al meglio le caratteristiche, traendone la migliore resa. Alla fine, ci ha anche offerto di applicare uno sconto del quindici per cento al prodotto.
Soddisfatti della pittura acquistata, senza nemmeno raggiungere Papeete, siamo ripartiti alla volta di Taravao. Speravamo di fermarci al cantiere, ma visto che la pioggia continuava a cadere incessantemente, abbiamo deciso di andare a pranzo fuori, in un ristorante che Andrea e Victor ci avevano consigliato. Abbiamo mangiato un delizioso chao men, un piatto di spaghetti cinesi saltati con verdure croccanti, pollo e gamberi conditi con salsa di soia. Un piatto prelibato della cucina polinesiana che, ovviamente, contiene, tra le altre, anche una forte influenza asiatica.
Sazi e rincuorati da un pranzo diverso dal solito, ci siamo detti che saremmo potuti andare in barca, ma uscendo dal ristorante, siamo stati nuovamente investiti da una pioggia violentissima e, arrivati alla rotonda, Mario ha messo la freccia, svoltando verso casa.
Ne ho approfittato per fare una lavatrice, servendomi poi dell’asciugatrice, per evitare che i nostri abiti rimanessero bagnati per alcuni giorni.
Questa mattina, ci siamo alzati alle nove, senza alcuna fretta e alcun progetto preciso, perché la pioggia non era ancora cessata.
Dopo qualche incertezza, siamo usciti per andare in farmacia perché Mario è raffreddato e al supermercato. Poi siamo comunque passati in barca, dove abbiamo riempito il serbatoio di gasolio di poppa con dell’acqua corrente, per eliminare altri sedimenti che si trovano sul fondo. Dopo pranzo, siamo tornati per continuare piccoli lavoretti, ma tutti, rigorosamente, al coperto.
Taravao, domenica 23 novembre 2025
Abbiamo dedicato la mattinata all’oblò, che aspettava di essere completato, e al bompresso. Mario ha deciso di ricoprirlo con altre due mani di vernice epossidica. Nel mentre, io mi sono dedicata alle faccende domestiche, che solitamente faccio nei ritagli di tempo e frettolosamente, e ho preparato il pranzo, in modo tale da poter andare al cantiere subito dopo e sfruttare al meglio il pomeriggio.
Quando siam partiti, verso l’una, aveva appena smesso di piovere e sembrava che il cielo si rasserenasse, ma scendendo verso il mare, la luce è diminuita, la pioggia è ripresa e ci siamo resi conto di aver attraversato le nuvole. Siamo giunti al cantiere sotto il diluvio universale: siamo rimasti cinque minuti in macchina, senza capacitarci della situazione, ma ad un tratto, ci siamo detti che non possiamo piegarci al volere del tempo meteorologico e abbiamo quindi sfidato la pioggia armati di ombrello.
A parte i piedi bagnati, siamo riusciti a raggiungere la barca e a rifugiarci sottocoperta, dove abbiamo lavorato al timone con le luci artificiali fino a dopo il tramonto.