Blog - Quinta settimana

Benvenuti nella nostra nuova pagina di blog. Un carissimo amico, mi ha segnalato la difficoltà di caricamento dei contenuti. Purtroppo da Taravao non mi rendo conto di questi dettagli. Ho pensato di creare una nuova pagina, ne faró una nuova ogni settimana, nella speranza che la vostra lettura risulti più agevole!

Aggiornamenti principali

 

Questi grandi lavori proseguono, ma la “grossa novità”, come diceva Lucio Dalla, è che abbiamo iniziato la vera e propria manutenzione nautica. Incredibile a dirsi, ma le prime quattro settimane sono state necessarie a ripristinare l’ordine in barca. 

 

 

 

 Approfondimenti

 


Una settimana fa, abbiamo fatto una scoperta sconcertante: le nostre acerrime nemiche, le termiti, in questi anni hanno banchettato anche col bompresso. Il bompresso, come tutti coloro che navigano sanno, è un elemento fondamentale di una barca a vela progettata con esso. Dal bompresso dipende la stabilità dell’albero e quindi dell’intera imbarcazione. È per questo motivo che abbiamo intercettato Pierre e che gli abbiamo chiesto di rifare un bompresso nuovo.

 

Prossimi passi

Nelle prossime settimane, ci concentreremo su una serie di lavori di manutenzione ordinaria, volti a verificare la funzionalità della barca.

Taravao, lunedì 27 ottobre 2025

Dovrò fare una modifica al mio cuscino perché, nonostante abbia dormito come un sasso, cosa che mi capita sempre, per mia grande fortuna, e ancor più nei momenti della vita in cui mi dedico ad attività manuali e fisiche, questa mattina ho riscontrato un lieve indolenzimento al collo. Dal momento che ho le sere a disposizione per dedicarmi al taglio e al cucito, credo che farò un secondo intervento di svuotamento al mio cuscino. Probabilmente, riuscirò a farne due di uno, cosa che trovo straordinaria, benché Mario continui a non essere convinto del risultato finale.

Questa mattina ce la siamo presa più comoda: io ho dormito e Mario ha studiato alcuni dettagli e tecnici su Internet, prima che io mi svegliassi. 

Uscendo di casa, abbiamo incrociato la vicina di casa, una signora di una certa età con la quale, ormai, abbiamo una certa confidenza. Ne ho approfittato per farle una serie di domande di quelle che interessano a me, così ho scoperto che vive sul plateau di Marapiti, questo piacevolissimo altipiano sul quale ci troviamo, da ben ventotto anni. Quando è arrivata qui, Terau e Teva erano appena arrivati e stavano costruendo la casa nella quale stiamo alloggiando e tutto intorno c’erano pochissime case. 

Non mi sono trattenuta più di tanto perché stavamo andando al cantiere. Questa mattina, approfittando del bel tempo, abbiamo ricominciato il trasloco al contrario: materassi delle cuccette per primi. Seguiranno le vele, ma in un secondo momento, comunque prima del nostro trasferimento nel bungalow di Andrea, l’amica di Terau, che abbiamo conosciuto la scorsa settimana.

Arrivati in barca, abbiamo lavorato con un buon ritmo fino alla pausa pranzo. Nel pomeriggio, ho cominciato a scalfire la ruggine formatasi tra lo scafo e il timone. Dopo un po’ di tempo, Mario è venuto ad aiutarmi e godendoci il sole e il vento, che per giorni erano mancati, abbiamo lavorato per un paio d’ore all’aria aperta. Ho messo mano allo scafo, solo a qualche piccola parte, notando che l’aspetto spettrale dello scafo del Ferraù svanirà dopo una bella passata di spugna. Non lo farò subito, prima ci sono altri lavori più urgenti, ma sapere che sotto quella pellicola di polvere, muffa e calcare c’è ancora una pittura brillante, mi ha risollevato il morale.

 

Taravao, martedì 28 ottobre 2025

La giornata, molto soleggiata, ha avuto inizio con un’esperienza polinesiana. Era qualche giorno che Mario lamentava l’eccessiva lunghezza dei suoi capelli, prima di uscire abbiamo quindi verificato l’indirizzo del coiffeur di Taravao e ci siamo diretti al negozio.

Più che il salone di un barbiere, sembrava una discoteca: illuminazione variopinta, due maxi schermi, uno che trasmetteva un incontro di boxe e l’altro i video musicali che scorrevano a tutto volume, con tanto di sottotitoli, come se i clienti dovessero lanciarsi in esibizioni di karaoke. 

Quando siamo entrati, c’era già gente, ma ci hanno fatto accomodare carinamente: Mario su una modernissima poltrona da barbiere non utilizzata ed io su uno sgabello girevole con le rotelle sotto. I barbieri erano due, piuttosto giovani, sorridenti e canterini, visto che entrambi, tra una battuta e l’altra, si producevano in passi di danza e falsetti, insieme alle cantanti protagoniste dei video.

Dopo una decina di minuti, Mario ha cominciato a dare segni di insofferenza e mi ha proposto di andarcene. Non essendo d’accordo, gli ho intimato di rimanere sulla sua poltrona. In realtà, si era cominciato a preoccupare perché entrambi i clienti seduti, erano stati tosati quasi a zero. Quando me lo ha confessato, gli ho assicurato che avrei spiegato io al parrucchiere quale taglio fargli, con dovizia di particolari. 

Quando è stato il turno di Mario, mi sono avvicinata al barbiere perché mi sentisse esattamente e gli ho ripetuto tre volte che non avrebbe dovuto radere la testa di Mario, ma che sarebbe stato gradito l’utilizzo delle forbici al posto della macchinetta tosatrice. Diciamo che, alla fine, siamo riusciti ad evitare il peggio, ma Mario si è ritrovato comunque un taglio stile militare e ha continuato a rimpiangere il suo barbiere di fiducia, il maestro Bertoli di Sale Marasino, per tutto il giorno.

Arrivati in barca, sono stata investita di una missione: occuparmi dell’oblò di prua. Si tratta di un oblò che fa acqua da sempre, che richiede quindi di una completa manutenzione. Ho iniziato rimuovendo tutto il sikaflex, una sorta di gomma che si infrappone tra il plexiglas e il telaio di alluminio. Ci è voluta qualche ora, dopo la quale, ho rimosso anche la guarnizione, che appariva piuttosto secca e quindi sicuramente poco efficace.

Questa sera, ho le mani anchilosate a causa dello sforzo, ma non solo anche le spalle e la schiena sono indolenzite per la posizione piuttosto scomoda in cui ho lavorato per ore. 

Nel mentre, Mario ha trascorso lo stesso lasso di tempo all’interno del motore. Sta facendo alcune verifiche, che gestisce in totale autonomia.

Siamo rientrati a casa all’imbrunire e, dopo una bella doccia calda, ci siamo concessi un aperitivo con un sottofondo di jazz.

 

Taravao, mercoledì 29 ottobre 2025

I programmi della giornata sono stati stravolti dal fatto che venerdì mattina dovremo traslocare nella nostra nuova sistemazione, un bungalow che non abbiamo ancora visionato, e che questa bella casa che ci ha ospitati per quasi quattro settimane dovrà quindi essere svuotata entro quarantotto ore.

Abbiamo cominciato con le vele, tutte quante, eccezion fatta per le gemelle, i cui garrocci vanno assolutamente spazzolati, puliti e riportati alla loro funzionalità. La macchina, una piccola Suzuki, era piena fino al colmo, quindi ci siamo detti che dopo pranzo avremmo caricato i cuscini del centro-barca.

In effetti, oggi abbiamo riordinato gli ultimi oggetti che non avevano ancora trovato una collocazione nei gavoni, per poter sistemare tutti i cuscini ai loro posti. Anche nel pomeriggio, non siamo rimasti molto tempo in barca, ma abbiamo privilegiato la preparazione di tutto ciò che trasferiremo nella giornata di domani: le nostre cerate per la navigazione, ad esempio, vari utensili per la cucina, qualche cima, maschere e boccagli, taniche, tele e teloni di vario genere. 

Un mese fa avevamo letteralmente svuotato il Ferraù e, in effetti, ricomporlo richiede una buona dose di lavoro.

 

Taravao, giovedì 30 ottobre 2025

Alle otto e mezzo in punto eravamo a casa di Andréa, la nostra futura padrona di casa. Terau ci aveva preannunciato che da casa della sua amica avremmo avuto una bella vista, ma francamente non avremmo mai immaginato di godere di un simile panorama sulla baia di Taravao. Il nostro futuro punto di osservazione è simile a quello che si gode dal plateau di Taravao. Se i turisti non vengono qui, è perché la strada che sale verso le montagne centrali di Tahiti Iti, ad un certo punto, quando attraversa ancora i fitti boschi, diventa privata e percorribile soltanto dai residenti. Nel quartiere in cui abita Andrea, ci sono solo grandi e bellissime ville con piscina, non un albero di grandi dimensioni, né una palma, questo mi ha colpito immediatamente. Si tratta forse di una precisa scelta, per creare una barriera con gli innumerevoli animali ed insetti che popolano l’isola e per non togliere la vista panoramica al vicino, proprietario del terreno retrostante.

Andréa ci ha fatto visitare il bungalow, che in realtà, è un appartamentino molto carino: in basso c’è un salottino, con un tavolo ed un angolo con divano e tv, sul quale ci rilasseremo di sicuro, c’è un frigorifero e un forno a microonde, il cucinotto invece è all’esterno, ma è provvisto di due fuochi cottura e un comodo lavello. Infine, c’è un soppalco, sul quale è stata ricavata la camera da letto.

Siamo quindi stati piacevolmente sorpresi, ma ci siamo detti che con Terau eravamo in ottime mani. Ci siamo quindi accordati per arrivare domani nel pomeriggio, così faremo tutto con calma.

Alle nove, eravamo già in barca e abbiamo dedicato la mattinata al motore: pulizia del filtro dell’aria e rimontaggio di alcune parti che Mario aveva smontato nei giorni scorsi. Io mi sono limitata ad assisterlo, passandogli gli attrezzi, perché avevo lasciato a casa le spazzole di ferro di cui avevo bisogno per occuparmi della guarnizione dell’oblò di prua. Le ho recuperate poi in pausa pranzo e mi ci sono dedicata nel pomeriggio.

Verso le quattro, siamo andati da Madò, la nostra affezionatissima velaia, alla quale avevamo lasciato altri piccoli rammendi da fare. Domani pomeriggio, ci consegnerà anche la randa che useremo in navigazione e che richiede l’applicazione di una fascia verticale di rinforzo.

Quando siamo arrivati a casa, ho ricevuto la gradita telefonata di Pierre, il falegname. Mi ha comunicato che la realizzazione del bompresso è a buon punto, chiedeva giusto conferma di una misura e, a quel punto, ne abbiamo approfittato per chiedergli se potessimo andare al suo atelier per far piallare due pezzi di legno che servono a spessorare i nuovi fornelli della cucina che dobbiamo fissare. Così, domani, abbiamo una nuova commissione da fare. Ho la strana sensazione che lavoreremo poco in barca, ma almeno sistemeremo diverse questioni che sono in sospeso e nel weekend saremo più concentrati.

 

Taravao, venerdì 31 ottobre 2025

Questa mattina, mi sono svegliata sentendo Mario che andava e veniva dalla camera al salone per riordinare tutto e organizzarlo in borsoni per il trasloco. Alla fine, mi sono alzata verso le sette e dopo la colazione, gli ho dato una mano a caricare l’auto e ho cominciato a passare l’aspirapolvere nella camera da letto, la prima che abbiamo svuotato. 

Abbiamo dovuto fare due viaggi in barca prima di recarci da Pierre. Raggiungere il suo atelier non è stato difficile perché ci aveva mandato una piantina disegnata a mano, inoltre, recarci da lui ci ha offerto la possibilità di visitare un’altra parte dell’isola, la costa nord-est di Tahiti Iti, all’opposto rispetto a dove alloggiamo ora. L’atelier di Pierre è un immenso capannone nel quale regna il caos e gironzola Balthazar,  un cane selvatico dalla dubbia attitudine. La sensazione che ho provato entrandoci è stata la stessa che si prova in una stanza colma di oggetti da scoprire. C’era di tutto, un po’ accatastato, un po’ riverso, un po’ smontato o mancante di qualche sua parte. Poi, il nostro bompresso, bianco cadaverico, come ha detto più tardi Mario. 

Farci piallare quei due pezzetti di legno è stata un’impresa ardua, soprattutto per me, che facevo da mediatrice caratteriale, oltre che linguistica, tra due soggetti piuttosto istrionici. Ognuno dei due spiegava le sue ragioni, ma tra loro non davano molto l’impressione di ascoltarsi. Per fortuna, alla fine ci siamo spiegati, Pierre ha realizzato i due tagli e abbiamo  anche ridefinito alcuni dettagli del bompresso, che dovrebbe venirci consegnato lunedì o martedì. Pierre ci ha anche dato una serie di indicazioni su come trattare il legno, quale prodotto chimico utilizzare, come applicarlo e dove comprarlo. Devo dire che alla fine di quella mezz’ora sono stata felicissima di ripartire perché la situazione stava diventando davvero stressante, con Mario che chiedeva delucidazioni o approfondimenti e Pierre che non sopportava che la sua parola venisse messa in discussione. 

La pausa pranzo, ci ha visti riprendere il trasloco: abbiamo caricato nuovamente la macchina, fino al tettuccio, con tutto ciò che dovevamo portare da Andréa, nel nostro bungalow. Mentre Mario caricava, io passavo l’aspirapolvere e pulivo ogni stanza che si svuotava. Alla fine, il risultato è stato soddisfacente, ma che sudata! Erano quasi le due del pomeriggio e avevamo detto ad Andréa che saremmo arrivati a quell’ora, così siamo partiti lasciando ancora alcune cose da Terau.

Giunti da Andréa, abbiamo fatto la conoscenza di Victor, suo marito, che si è presentato in costume, appena uscito dalla piscina, che sovrasta il giardino da dove noi transitiamo per raggiungere il bungalow. Terau ci aveva detto che Victor era cinese e vedendo i suoi tratti somatici non abbiamo avuto alcun dubbio in proposito; abbiamo trovato, invece, molto più inusuale la sua corporatura: una stazza da vero maori, per altezza, che credo sfiori il metro e novanta, e la muscolatura, ben definita. Sapevo da Terau, che Victor era fresco di pensionamento. Un ex insegnante di arti plastiche al collège, la nostra scuola media, collega di Teva, il marito di Terau. Ne ho approfittato per chiedergli cosa avrebbe fatto, da ora in poi, con il suo tempo libero. Mi ha spiegato che dipinge e che ama godersi la vita. È un tipo giovanile, ha soltanto sessantadue anni e parecchi interessi, a quanto pare. Parlando con lui, abbiamo saputo che conosce Pierre e ci ha detto che a Tahiti è uno dei migliori. Mentre chiacchieravamo con Victor, ci ha raggiunto anche Andréa, che ci ha dato una serie di informazioni generali sull’appartamento, il giardino, la cucina, il condizionatore e tutto il resto e ci ha chiesto quanto volessimo trattenerci presso il loro alloggio. Ci siamo guardati e abbiamo risposto quindici giorni. Speriamo sia di buon auspicio per la conclusione dei lavori a bordo del Ferraù.

Verso le quattro, siamo tornati all’alloggio di Terau per recuperare alcune cose destinate alla barca e che sarebbero entrate davvero a fatica nella nostra piccola Suzuki e per salutare la vicina di casa, la signora anziana che si occupa delle pulizie quando un ospite lascia l’appartamento, della sorveglianza e dei bidoni dell’immondizia. Le avevo promesso che sarei passata, prima di andare via e, infatti, mi stava aspettando. Quando l’ho chiamata, dal confine del suo giardino, ho notato che aveva indugiato qualche secondo prima di uscire e la ragione era che ha deciso di omaggiare me e Mario con la collana di conchiglie che in Polinesia si offre alle persone che ci sono piaciute, per auspicarne il ritorno. 

A casa, in Italia, ne ho una, che custodisco gelosamente; me l’aveva donata Marie-France, nel 2019, augurandomi di tornare presto. In effetti, se non fosse stato per il Covid, ci saremmo sicuramente riviste l’estate successiva. 

Abbracciata la signora, siamo risaliti in auto, facendole a lungo cenno con la mano, mentre ci allontanavamo. Chissà se tornerò a Tahiti, in futuro; per il momento, l’unico desiderio è quello di lasciarla perché significherà che il Ferraù sarà pronto per la traversata.

 

Taravao, sabato 1 novembre 2025

Questa mattina, io e Mario ci siamo davvero resi conto di essere stanchi e, anche, un po’ fuori dal mondo a causa di tutte le preoccupazioni che stiamo vivendo per la riparazione della barca. Recandoci al negozio di bricolage del paese, ne abbiamo constatato la chiusura fino a lunedì, per giorno festivo.

Questo ci costringerà a posticipare il lavoro di sigillatura dell’oblò, che non è così urgente, come invece risulta essere la preparazione della prua all’arrivo del bompresso nuovo. Pierre verrà lunedì o martedì, qui non si può pretendere un appuntamento preciso, tranne con alcune persone, che però dobbiamo ancora incontrare. Ad ogni modo, è fondamentale che la barca sia pronta ad accogliere il pezzo intagliato da Pierre, che verrà sollevato con il muletto del cantiere e fatto scivolare nel suo alloggio naturale, per verificarne la corretta misura. Gli verranno fissati temporaneamente gli stralli di prua e di bompresso, per verificare anche di essi le misure. Dopo aver eseguito queste operazioni, Pierre verrà retribuito per il suo operato e noi, potremo portare il bompresso, che ci verrà consegnato grezzo, nel capannone di Yvan, il direttore del cantiere che ci ha messi in contatto con Pierre due settimane fa, per permetterci di verniciarlo con l’epossidica, una particolare vernice che indurisce il legno e lo preserva dalle intemperie. Alla fine di questo trattamento, che richiederà qualche giorno, potremo fissare definitivamente il bompresso alla prua del Ferraù.

Naturalmente, per mollare lo strallo di prua, Mario ha dovuto usare tutti gli stratagemmi a lui noti, ma dopo due ore e mezza, ci è riuscito senza bisogno di acquistare particolari utensili in negozio lunedì mattina.

Mentre lui si è dedicato alla prua, io ho dato una pulita alla base dell’avvolgifiocco e al pulpito e ho cominciato a trattare con l’antiruggine i punti più critici della coperta.

Dopo la pausa pranzo, Mario ha svitato tutti gli arridatoi di prua e cercato degli acciai di cui potrebbe eventualmente avere bisogno lunedì, per posizionare correttamente il bompresso, mentre io ho completato il trattamento antiruggine della coperta.

Quando siamo rientrati, eravamo davvero stanchissimi, ma aspettavamo che Andréa venisse a concludere le pratiche dell’affitto. È stata molto carina e abbiamo chiacchierato un po’, seduti al tavolo, mentre il sole è tramontato completamente ed è calata la notte. Le ho detto che mi piacerebbe molto parlare con Victor della sua arte e lei mi ha assicurato che, in settimana, ce ne sarà senz’altro l’occasione.

 

Taravao, domenica 2 novembre 2025

È stata una nottataccia, sia per me che per Mario. Non abbiamo acceso l’aria condizionata e, nel cuore della notte, il caldo si è fatto sentire. Alle sei del mattino, invece, Mario mi ha toccato la spalla per svegliarmi, comunicandomi che avevamo un grossissimo problema. Ho creduto che riguardasse quel preciso istante e, ancora mezza addormentata, non vedevo di cosa potesse trattarsi, dal momento che in questo bungalow di ultima generazione non ci sono insetti e che a queste altezze, sull’isola di Tahiti, nemmeno uno tsunami rappresenterebbe un pericolo, ho continuato a sonnecchiare, mentre lui mi spiegava che Pierre ci avrebbe sicuramente consegnato un pezzo sbagliato. Quando mi sono decisa ad alzarmi per evitargli la depressione, mi ha detto che comunque sia il problema si sarebbe potuto risolvere. A quel punto, ho preferito glissare ed orientarmi verso la preparazione della colazione. 

Essendoci alzati presto, siamo riusciti ad arrivare in cantiere di buon’ora e a lavorare col fresco della mattina. Dopo aver concluso con successo una serie di piccole operazioni, cosa piuttosto rara ultimamente, verso le undici e mezzo abbiamo deciso di fare la pausa pranzo alla polinesiana. Qui, infatti, si comincia a lavorare alle sette e si stacca per il pranzo alle undici e mezza. 

Tornati a casa e rinfrescati con una bella doccia, abbiamo pranzato con questa vista mozzafiato sulla laguna, che rende il nostro alloggio una vera e propria chicca. Dopo pranzo, mentre rigovernavo, Mario si è appisolato e quindi ne ho approfittato per scrivere un po’ e per esplorare il giardino, che è pieno di piante tropicali meravigliose. Avevo anch’io bisogno di riposo, forse mentale, ancor più che fisico, e quindi, anziché dormire, mi sono goduta quello straordinario panorama. 

Siamo tornati al cantiere verso le tre del pomeriggio, effettivamente riposati e carichi per affrontare qualche altro lavoretto. Ci siamo divisi: Mario ha cercato dei pezzi che mancano all’appello, mentre io mi sono occupata dell’elica, con una fresa montata sul trapano. Lavoretto semplice, piacevole, ma che ha messo a dura prova il mio polso destro che stasera è particolarmente dolorante.