Taravao, lunedì 29 dicembre 2025

Ha piovuto a dirotto tutta la notte e il vento soffiava, con forti raffiche. Avevo messo la sveglia prima delle sette perché di fatto le previsioni erano incoraggianti e annunciavano il ritorno al bel tempo a partire da metà mattina. È stato proprio così, mentre facevamo colazione, la pioggia è cessata e pian piano il cielo si è aperto.

Mario si è infine deciso a mettere un po’ di ordine sottocoperta, mentre io mi sono dedicata all’ultimo oblò, quello del gavone di prua. Non me n’ero accorta perché ero davvero concentrata, ma mentre lavoravo è comparso il sole e concluso il lavoro, è stato un piacere ripararsi all’ombra del pozzetto.

Siamo tornati a casa per farci una doccia fresca e mangiare qualcosa. Dopo un buon caffè, siamo ripartiti per continuare i lavori. Questo pomeriggio è stata la volta del verricello per Mario, lo ha rimontato e testato con successo. Io, ho iniziato le pitture nei punti trattati con il convertitore di ruggine. 

Quella di oggi è stata una giornata soddisfacente: diverse piccole cose sono andate a posto e possono ritenersi concluse.

Stasera, andremo a prendere una pizza cotta nel forno a legna. Mario dice che sette anni fa c’era un italiano che la faceva molto buona, così, prima di ripartire, ci siamo detti che sarebbe stato interessante assaggiarla. In realtà, a lanciare l’idea era stata Joss, ma poi, tra Natale e le feste, non so se sia ancora dell’idea di andarci in nostra compagnia. In questi giorni, la sera siamo particolarmente stanchi perché stiamo cercando di terminare tutto il prima possibile e quindi non siamo molto predisposti alle relazioni sociali. Lasceremo fare un po’ al caso, se i nostri amici si rifaranno vivi, vorrà dire che ci ritorneremo una seconda volta.

Taravao, martedì 30 dicembre 2025

Anche questa mattina ci siamo svegliati con la pioggia, ma durante la colazione, è spuntato il sole.

È stata una fortuna perché uno dei lavori che dobbiamo assolutamente completare, prima della partenza, è la verniciatura del tambuccio e della tagliola: due mani di un prodotto che richiede almeno sei ore di asciugatura. Arrivati al cantiere, io mi sono dedicata alle pitture, mentre Mario ha continuato a mettere ordine sottocoperta. Quello è un lavoro che deve fare autonomamente, in modo da sapere dove si trovano gli attrezzi e le varie dotazioni della barca, nel momento in cui tornerà a Tahiti nel mese di maggio.

Nel pomeriggio, insieme, siamo riusciti ad allentare le sartie, sbloccando gli arridatoi. Sulla via del ritorno, ci siamo fermati al supermercato per acquistare della verdura, qualcosa per la sera del trentuno e per la giornata del primo dell’anno. 

Arrivando a casa, abbiamo trovato una macchina parcheggiata nel giardino e abbiamo intuito che ci fossero altri ospiti nel nostro alloggio. In effetti, una delle due camere è ora occupata da una mamma single, Teura e da suo figlio, un bambino di sei anni particolarmente vivace. Presentandomi a Teura, ho scambiato qualche chiacchiera e ho saputo che staranno qui due o tre giorni e che in realtà avrebbero voluto stabilirsi sul mare, in uno dei bungalow che si trovano sull’altro lato della strada, ma che erano già tutti occupati. Le ho chiesto se venissero da Papeete, che è, di fatto, il luogo più lontano da qui, a una cinquantina di chilometri, ma lei mi ha detto di abitare nel comune di fianco a questo e di desiderare cambiare aria. 

Stasera, lei e il piccolo sono usciti a fare la spesa verso le sette, noi abbiamo cenato rapidamente e non tarderemo a ritirarci nei nostri alloggi. In questi mesi, abbiamo notato che i polinesiani hanno la consuetudine di consumare molto cibo da asporto. Non si dedicano alla cucina, ma consumano comunque i loro pasti a casa, invece di uscire al ristorante. Infatti, Teura e suo figlio sono tornati con due sacchetti di McDonald’s.


Taravao, mercoledì 31 dicembre 2025

Questa mattina, quando è suonata la sveglia, l’ho spenta e mi sono girata nel letto. Ero particolarmente stanca, nonostante avessimo dormito parecchie ore. Ci siamo alzati con calma perché sentivamo dei rumori in cucina e abbiamo pensato di lasciare Teura e suo figlio tranquilli per la colazione. 

Di fatto, quando ci siamo decisi ad uscire dalla camera, già lavati e vestiti, abbiamo scorto lei a spasso per il giardino che chiacchierava al telefono e nessuna traccia del piccolo, che è invece comparso, con il viso assonnato, mentre stavamo uscendo per andare in cantiere.

Il tragitto è molto breve, ma questa mattina c’erano tantissime bancarelle, oltre alla consueta vendita di frutta, verdura e pesce, essendo un giorno di festa c’erano anche i banchetti delle signore che vendevano le corolle di fiori freschi. Si respirava aria di festa.

Arrivati in cantiere, ci siamo resi conto di essere soli, la nostra era l’unica macchina presente. Abbiamo cominciato i nostri lavori: io ho ripreso la verniciatura del tambuccio, con la seconda mano, oggi solo su un lato, domani farò l’altro. Poi abbiamo concluso la pulizia degli arridatoi che sono stati anche lubrificati. Nel pomeriggio, Mario ha cominciato a svuotare la coperta e a riporre nei gavoni di poppa le taniche del gasolio vuote e altri oggetti, mentre io ho trattato un altro punto di ruggine sul passavanti e ho spazzolato tutta l’ancora, che si trova ancora ai piedi dello scafo.

Abbiamo lavorato fino al tramonto e quando siamo rientrati a casa, era ormai buio. Mario mi ha proposto di uscire a cena, qualora Teura e suo figlio fossero stati in casa per il cenone; ma quando siamo arrivati, mentre mi sono fatta una doccia, loro sono usciti e Mario ha notato una certa eleganza nell’abito di Teura. Ne abbiamo dedotto che avrebbero festeggiato fuori, da amici. Così, mi sono messa a cucinare, tranquillamente, ascoltando della musica polinesiana di un artista di nome Nohorai Temaiana.

Verso le nove e mezza, quando avevamo appena finito di cenare, sono tornati. Ci siamo salutati, ma senza intavolare alcun discorso. Teura è andata nella sua camera, noi abbiamo finito di rigovernare e ci siamo sistemati nella veranda, sul divano, finché è sopraggiunto il sonno. Non era ancora mezzanotte, quindi addio brindisi, ma questo mi accade regolarmente, ogni capodanno. 

Taravao, giovedì 1° gennaio 2026

La scorsa notte ha fatto talmente caldo che il ventilatore non era sufficiente a farci riposare piacevolmente. Ad un certo punto, ho sentito Mario alzarsi e aprire la porta finestra per far entrare un po’ di frescura notturna. Probabilmente troppo sveglio per riprendere sonno, ha acceso il tablet stando nel letto. Dopo non molto tempo, ha fatto un balzo, facendo cadere a terra il tablet e svegliandomi di soprassalto: un insetto volante non identificato era entrato nella stanza, si era posato su di lui, attirato certamente dalla luce, e lo aveva spaventato. A quel punto, si sono accese tutte le luci e, aspettando che quest’insetto riconquistasse lo spazio esterno, mi sono svegliata completamente. Erano le cinque e un quarto, dopo una ventina di minuti ha cominciato ad albeggiare e alle sei, mi sono detta che sarebbe stato saggio sfruttare quel tempo per anticipare il nostro arrivo in cantiere.

Ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione, una doccia tonificante e poi via, alle sette eravamo già al lavoro. 

Oggi, ci siamo dedicati al fissaggio del pulpito alla coperta e alla tesatura delle draglie. La prima operazione, benché consistesse nell’avvitare due semplici viti, ha richiesto diverso tempo perché il nuovo bompresso ha finito per alterare le precedenti posizioni di fori ed elementi strutturali.

Quando abbiamo finito, eravamo stravolti perché entrambi siamo stati chiusi nel gavone di prua surriscaldato dal sole. Abbiamo avuto l’occasione di osservarlo attentamente e, avendo riscontrato anche in esso diversi punti di ruggine, ci siamo detti che domani mattina, col fresco, ci occuperemo di quello.

Dopo pranzo, Mario ha tesato le draglie, restituendo al Ferraù un aspetto più elegante. Io, ho continuato ad occuparmi della ruggine sul passavanti di tribordo.

Siamo rientrati al tramonto e dopo esserci lavati e cambiati, visto che Teura e suo figlio sono usciti, ci siamo preparati una buona cenetta e approfittato per fare il bucato.

Ero talmente stanca, che verso le nove mi sono coricata.

Taravao, venerdì 2 gennaio 2026

Anche questa mattina siamo arrivati in cantiere di buon'ora.

La sveglia è suonata intorno alle sei e mezza, ho preparato la colazione facendo attenzione a non fare troppo rumore, visto che Teura e il piccolo stavano ancora dormendo. Prima di rigovernare, ho deciso di fare un giretto in fondo al giardino, dove c'è la mia pianta preferita e ho raccolto una decina di frutti della passione, caduti a terra a causa del vento e della pioggia della scorsa notte. Ho colto anche un paio di mangostani, che ho condiviso con Mario. Lui predilige la frutta molto dolce, mentre io preferisco i gusti più aciduli. Mentre finivo di lavare le tazze e i piattini, è comparso il piccolo, à cui ho chiesto se avesse dormito bene. Mi ha risposto timidamente di sì e poi ha farfugliato qualcosa che gli ho chiesto di ripetere. Voleva sapere dove saremmo andati più tardi. Allora, gli ho spiegato che abbiamo una barca e che andiamo in un cantiere a lavorare ogni giorno per ripararla, altrimenti finisce che affonda. La cosa lo ha fatto ridere e, visto che nel frattempo era sopraggiunta anche Teura, ci siamo fatti una bella risata tutti quanti.

Arrivati al cantiere, nella pace più totale, abbiamo cominciato ognuno il proprio lavoro.

Per prima cosa ho verniciato il tambuccio, ultima mano alla parte superiore. Poi, ho verniciato una scatola di legno che ricopre due funghi posizionati a prua, all'inizio della tuga, che sto trattando con l'antiruggine.

Finita la vernice trasparente, ho ripreso a scalpellare lo stucco in coperta, laddove ci sono segni evidenti di ruggine.

Mario, invece, si è dedicato al gavone di prua. Qualche ritocco interno perché entrandovi, ieri, abbiamo notato entrambi della ruggine, di cui è meglio evitare la propagazione nei prossimi mesi.

Purtroppo alle undici ha cominciato a piovere e abbiamo quindi dovuto interrompere i lavori, riparandoci in pozzetto.

Abbiamo optato per la pausa pranzo e siamo tornati alla macchina. Uscendo dal cantiere, abbiamo visto, sul ciglio della strada, un signore che vive in barca, al pontile. Si tratta della prima persona che abbiamo incontrato arrivando qui a fine settembre, lo stesso signore a cui chiesi la cortesia di prestarci del lubrificante per sbloccare il lucchetto di accesso alla barca.

Io e Mario, in questi mesi, lo abbiamo sempre chiamato gamba di legno, tra di noi, perché è claudicante a causa di un evidente problema al ginocchio destro che, talvolta, si aggrava, costringendolo ad indossare una ginocchiera e ad utilizzare un bastone.

È salito al volo e, dal momento che lo abbiamo accompagnato al supermercato, che dista soltanto un chilometro dal cantiere, mi sono scatenata nella conversazione, tempestandolo di domande. Questo tipo di incontri, purtroppo, sono rari e fugaci, quindi cerco sempre di approfittarne.

Non gli ho chiesto come si chiamasse, ma ho saputo che è originario di La Rochelle, che ha lasciato la Francia e vive qui, nella sua barca. Effettivamente, il suo ginocchio gli crea non poco disagio e, se una serie di cure non daranno l'effetto sperato, dovrà probabilmente farsi operare. Lui, ci ha chiesto come andassero i lavori e quando gli ho detto che ne abbiamo fatti davvero tanti e che saremmo partiti tra una settimana, mi ha chiesto se partissimo in barca. Allora gli ho spiegato che, lavorando, il tempo a nostra disposizione è quasi scaduto e che la traversata è momentaneamente rimandata.

A quel punto, siamo arrivati al supermercato e Mario, con la sua proverbiale incapacità di dare una conclusione armoniosa agli eventi, si è fermato davanti all'ingresso dicendo: "Nous sommes arrivés". Il finale è stato decisamente brusco, ma almeno avremmo scambiato due parole in questi mesi. Magari, prima di partire, andrò a salutarlo e, in quell’occasione, gli chiederò anche come si chiami.

Dopo un pranzetto leggero e una doccia rinfrescante, siamo tornati al lavoro.

Purtroppo, ha diluviato fino alle quattro: Mario ha cominciato a sistemare l'interno della barca, io sono rimasta in pozzetto dove ho carteggiato il mezzo marinaio che domani, sperando in una giornata più asciutta, vernicerò.

Taravao, sabato 3 gennaio 2026

Sono stata esaudita: oggi non ha piovuto nemmeno una volta. Non ricordo quando sia successo l’ultima volta. 

Ne ho approfittato per concludere tutte le mie verniciature al legno; poi ho ripreso il passavanti di tribordo, i quattro metri che dal centro barca arrivano a poppa. Si trattava della parte più intaccata dalla ruggine.

Insieme a Mario, ho smontato il salpa ancora, per evitare che si rovini con la pioggia e gli sbalzi termici e per riuscire a tappare i fori delle viti che servono a fissarlo alla coperta, dai quali continuava ad entrare acqua nel gavone di prua.

Oggi, ho pulito la superficie, l’ho spazzolata perché c’erano alcuni punti di ruggine e trattata con l’acido fosforico. Domani, sarà verniciata e poi provvederò alla chiusura dei fori.

Anche quella di oggi è stata una giornata particolarmente intensa e lunga. Non ci resta molto tempo e tutto dev’essere al proprio posto e soprattutto all’asciutto.

Taravao, domenica 4 gennaio 2026

Questa mattina, ho indugiato nel letto perché Mario doveva levigare dei pezzi di una scatola di legno e incollarli. Mi sono quindi svegliata coi tipici suoni dell’atelier di falegnameria. Dopo una piacevole colazione, a ritmo di musica tahitiana, ci siamo diretti in cantiere. Eravamo i primi e, dato che c’era il sole, ci siamo subito dati da fare in coperta. Avevamo da fare diverse operazioni indispensabili alla chiusura della barca. 

Abbiamo issato l’ancora in coperta e l’abbiamo riposta nel gavone di prua, che avevo preventivamente svuotato della poca acqua rimasta, dei detriti rugginosi spazzolati ieri e trattato con la vernice antiruggine. Poi abbiamo cominciato a fissare dei teloni protettivi sui pannelli solari e sul gommone.

In un secondo momento, ci siamo separati: io ho concluso il lavoro sul passavanti di tribordo, ho tappato i fori in coperta a prua, lasciati dal salpa ancora, con del nastro telato. Ho poi preparato lo scorrevole per la siliconatura, applicando il nastro di carta su tutti i bordi. Mario si è invece dedicato al ripristino dell’ordine interno al Ferraù che, piano piano, sta riacquistando la parvenza di un tempo. 

Nel pomeriggio, ha piovuto per circa tre ore, durante le quali, abbiamo lavorato sottocoperta e stilato un elenco, piuttosto nutrito, delle cose che dobbiamo ancora fare nella giornata di domani.

Questa sera, sono particolarmente stanca e credo che mi coricherò prestissimo.