Taravao, lunedì 3 novembre 2025

La sveglia è suonata alle sei perché questa mattina volevamo assolutamente farci trovare pronti, nel caso Pierre avesse chiamato. Un’ora dopo eravamo già in cantiere, ma dal momento che Yvan era impegnato con l’alaggio di una barca, siamo ripartiti al negozio di nautica, alla ricerca della vernice epossidica. Non appena siamo arrivati nel parcheggio, abbiamo ricevuto la telefonata di Pierre, che ci annunciava il suo imminente arrivo, quindi abbiamo ripreso la strada, precedendolo di pochi minuti. Il bompresso ci è apparso realizzato molto bene, ma al di là dell’aspetto estetico, la cosa più importante sarà che esso scivoli nell’alloggio metallico presente nello scafo e che vi si posizioni perfettamente. Abbiamo dato per scontato che sarebbe stato così, visto che Pierre aveva una gran fretta. Lo abbiamo pagato e salutato. Ci siamo poi accordati con Yvan affinché sollevasse il bompresso fino alla giusta altezza, per verificarne le misure. L’operazione è stata compiuta a mezzogiorno in punto, da lui in persona.

Il bompresso si è infilato facilmente, ma non sino in fondo, dovremo quindi rifinire i bordi di una parte lignea che deve inserirsi in uno scasso e bloccare il possibile movimento del bompresso a bordo. Si tratta di un parallelepipedo ligneo che misura cinque centimetri per sette e che ha una profondità di due centimetri. Probabilmente basterà un po’ di carta vetrata.

Molto più importante era mettere in posizione i quattro stralli e verificare che fossero abbastanza lunghi, visto che Mario ha chiesto a Pierre di realizzare un bompresso un po’ più lungo rispetto a quello che c’era fino a prima dell’attacco delle termiti. In realtà, in origine, quando il Ferraù è stato costruito, il suo bompresso misurava due metri e settanta, ma poi, la punta si era rovinata, a causa dell’acqua e del sole, e Mario era stato costretto ad accorciarla di una decina di centimetri. La verifica degli stralli ha sortito risultati positivi, per cui, soddisfatti, benché accaldati e disidratati visto che quando c’è il sole a Tahiti, si tratta di un sole molto aggressivo, abbiamo deciso di declinare la proposta di lavorare nel capannone del cantiere e di portarci il bompresso a casa di Andréa e Victor. Lo abbiamo caricato in macchina, naturalmente sporgeva dal bagagliaio, ma siamo rientrati dicendoci che un bompresso sporge sempre, è la sua natura, è fatto per quello. Domani, lavoreremo in giardino, con tutta calma e stasera dormiremo un po’ più sereni. 

Taravao, martedì 4 novembre 2025

La prima cosa che ho fatto, questa mattina, è stata scrivere un messaggio ad Andréa, avvisandola che ieri, costretti a portarci il bompresso a casa, ci eravamo permessi di sistemarlo sul retro del nostro alloggio. Al contempo, ho chiesto a lei e Victor il permesso di effettuare lì i nostri lavori di pittura, assicurandoli che avremmo protetto tutte le parti circostanti con dei teli. Il permesso è arrivato quasi istantaneamente e una mezz’ora dopo Victor è venuto a chiederci se lo spazio che avevamo ci bastasse o se dovesse spostare qualcosa. Questa coppia è davvero gentile, proprio come Terau e Teva.

Siamo andati al cantiere per recuperare alcuni attrezzi, del diluente e per effettuare alcune misurazioni. Ne abbiamo anche approfittato per passare dal supermercato ed acquistare un’insalata fresca, visto che abbiamo un avocado bello maturo da mangiare.

Anche oggi, la giornata è soleggiata e ne approfitterò per fare il bucato e stenderlo all’aperto, cosa che, con gli improvvisi acquazzoni che si verificano da queste parti, in caso di allontanamento per i lavori al cantiere, non è proprio il caso di fare.

Il pomeriggio è volato e purtroppo, cominciando a carteggiare il bompresso per aggiustarlo nei punti in cui le parti metalliche non riuscivano a scivolare perfettamente per raggiungere la loro posizione finale, Mario ha riscontrato un difetto di fabbricazione. Pierre se n’è guardato bene dal segnalarlo. Peccato, speravo che, al di là del disordine evidente del suo atelier, fosse una persona molto più professionale. Gli ho voluto scrivere un messaggio su whatsapp, molto cordiale, nel quale gli chiedevo un consiglio su come riparare quel difetto, e ho riscontrato che non riceve più i miei messaggi, ma come dice Mario, siamo talmente stanchi che anche arrabbiarsi risulterebbe un dispendio di energie insopportabile. La forza, adesso, ci serve su altri fronti: prima di applicare la vernice epossidica, bisognerà incollare la parte del legno danneggiata.


Taravao, mercoledì 5 novembre 2025

Mi sono svegliata all’alba, prima delle cinque e, non potendo più dormire, mi sono alzata. Mario non ha tardato e di buon’ora eravamo già al cantiere per recuperare il materiale necessario ad effettuare la piccola riparazione e altri lavoretti. 

Di ritorno a casa, ci siamo concessi un pranzetto tranquillo e verso l’una, abbiamo iniziato a lavorare al bompresso. Carteggio delle parti realizzate in eccesso e incollaggio della parte difettosa. Subito dopo, ci siamo dedicati alla vernice epossidica, da stendere in diverse mani, ripetutamente, finché il legno lo richiede. Questa vernice serve ad indurire il legno e a renderlo quindi resistente all’acqua e alle intemperie. Quando sarà asciutta,  operazione che richiederà due giorni circa, verniceremo il bompresso con una vernice colorata, che rappresenterà un’ulteriore protezione, oltre che una decorazione estetica.

Domani quindi, torneremo al cantiere e ci dedicheremo ad altro, in attesa che la vernice asciughi. Nel pomeriggio, tra una mano di vernice e l’altra, ho passeggiato tra le innumerevoli piante fiorite del giardino di Andréa e Victor, scattando qualche foto di queste piante esotiche, che ai nostri occhi appaiono straordinarie per forme e colori.

 


Taravao, giovedì 6 novembre 2025

Abbiamo dormito un po’ di più, forse perché la stanchezza di diversi giorni si era accumulata. La missione di oggi è iniziare la revisione del timone, quindi dopo essere passati in ferramenta, dove abbiamo incontrato Victor, alla ricerca del supporto della  parabola per il nostro appartamentino, cosa che ci permetterà di guardare il telegiornale europeo la sera, siamo andati in barca. I lavori preparatori sono molteplici, infatti prima di arrivare a smontare il timone, abbiamo spostato due batterie dal loro alloggio, smontato il supporto che le contiene, ne abbiamo approfittato per rimuovere un materiale isolante e anti rumore ormai vecchio e consumato che si è sfarinato e disperso su tutto il motore, costringendoci a sciacquare tutto e ad aspirare in seguito l’acqua dalla sentina, per l’ennesima volta. Operazioni lunghe e faticose, ma nel tardo pomeriggio siamo arrivati alle viti del timone e domattina dovremmo procedere con la loro rimozione. 

Rientrati a casa, poco prima del tramonto, Andréa ci ha gentilmente informati che il tecnico dell’antenna, venuto per montarla, non ha potuto effettuare il collegamento perché il cavo tv era stato rosicchiato dai topi. Le ho detto che non doveva assolutamente preoccuparsi. 

Questa sera, l’aperitivo ce lo siamo gustati al melodioso suono di Chopin, egregiamente eseguito da Lang Lang, uno dei pianisti più virtuosi esistenti al mondo.

 

Taravao, venerdì 7 novembre 2025

Siamo partiti di buon'ora per acquistare un martinetto idraulico con cui smontare la parte esterna del timone. In effetti, se pur con qualche difficoltà, ci siamo riusciti, ma ci sono volute le solite due ore. Tutto è estremamente lento quando non si hanno gli strumenti giusti o il metodo, del resto è così in qualsiasi ambito della vita.

Dopo pranzo, siamo ripassati al negozio di bricolage per cercare una particolare spazzola di ferro con la quale potremo accelerare i lavori e, chiedendo informazioni al commesso, lo stesso mi ha chiesto se stessi parlando in italiano. Mi è sembrato molto strano che avesse riconosciuto il nostro idioma e quindi gliene ho chiesto ragione. Incredibile, mi ha detto di aver vissuto a Fréjus per una decina d'anni e che in quel periodo andava spesso fino a Ventimiglia. Agli italiani non dirà molto, ma ho due carissimi amici a Fréjus, ai quali penso davvero tanto in questi ultimi giorni...una coincidenza straordinaria. 

Di ritorno alla barca, mi sono dedicata autonomamente alla rimozione della ruggine dallo scafo che alloggia il timone e dal timone vero e proprio, mentre Mario ha iniziato a prendere visione della parte interna.

La giornata è volata, forse perché non ci siamo fermati un attimo.

 

Taravao, sabato 8 novembre 2025

Uscendo di casa, ci siamo trattenuti alcuni minuti con i nostri padroni di casa, che ci hanno informato che oggi avrebbero sistemato il giardino, il vicino avrebbe tagliato una siepe ormai troppo alta che ci toglie una parte del panorama e che avrebbero probabilmente sistemato definitivamente il cavo della televisione. Ringraziandoli, li abbiamo salutati.

Al cantiere, eravamo praticamente soli, ci sono infatti poche barche al lavoro e, nella calma del weekend, ci siamo apprestati a smontare il timone dall’interno, sfilando l’asse per verificarne le condizioni. È andato tutto liscio: a parte un po’ di ruggine superficiale, non ci sono particolari problemi. Mi sono dedicata alla pulizia dell’asse di acciaio, mentre Mario dava una carteggiata alle pareti interne dello scafo, soprattutto quelle più difficilmente raggiungibili. Dopo tre ore di lavoro in una posizione infelice, Mario ha deciso che una pausa pranzo anticipata fosse la cosa migliore.

Dal momento che ero stata contattata dalla compagnia del gas che aveva ricaricato le nostre bombole, tornando al cantiere un’oretta e mezzo più tardi, siamo andati a prenderle.

Nel pomeriggio, io mi sono dedicata al ciclo antiruggine, per bloccarla sui punti già spazzolati, mentre Mario ha continuato a dedicarsi a dettagli più tecnici. Rientrando, abbiamo provato ad accendere la tv e abbiamo potuto vedere il telegiornale francese della domenica mattina, anche se qui è ancora sabato sera. Una delle tante stranezze di Tahiti!

 

Taravao, domenica 9 novembre 2025

Mattinata dedicata allo svuotamento di uno dei serbatoi del gasolio: la pompa per fortuna ha funzionato al primo colpo, il filtro era già pulito, non è stato difficile quindi travasare nelle taniche i centocinquanta litri di gasolio contenuti nel serbatoio di poppa. Questa operazione viene effettuata regolarmente per filtrare il gasolio, che potrebbe essersi riempito di impurità, di acqua, formatasi per condensa, o ruggine, dal momento che la barca è di ferro. Ora occorrerà organizzarsi per sciacquare il serbatoio e questa operazione verrà molto probabilmente svolta dal personale del cantiere, che potrà poi smaltire i residui inquinanti.

Verso mezzogiorno e mezzo siamo rientrati perché avevo chiesto a Andréa di poter fare una lavatrice durante la nostra pausa, evitando così di occuparle la lavanderia, impedendole di utilizzarla per le sue faccende personali. In effetti, questa mattina, prima di andare al cantiere, ero andata in lavanderia, ma trovandovi una vera e propria montagna di biancheria riversa sul pavimento, mi sono detta che la lavatrice avrebbe funzionato tutta la mattina. Così, ho scritto un messaggio ad Andréa e mi sono accordata per utilizzarla nella pausa pranzo. Il tempo di mangiare e il bucato era fatto, avevo anche lavato a mano alcune magliette e pantaloni che io e Mario usiamo in cantiere e che preferiamo lavare a mano perché pieni di sporcizia e unto, che necessitano perciò di un lavaggio con acqua molto calda. In questo modo, in effetti, posso anche usare acqua quasi bollente perché la scaldo col bollitore nel nostro appartamento, mentre la lavatrice di Andréa lava solo a freddo.

Di ritorno al cantiere, ci siamo dedicati ancora all’asse del timone, che andava separato dall’astuccio, un’operazione che siamo riusciti ad effettuare in breve tempo, e successivamente allo scafo. Mario ha deciso di staccare la parte di stucco che si era gonfiata a causa dell’umidità e delle infiltrazioni, mentre io ho cominciato ad applicare un prodotto a base di zinco laddove avevamo rimosso la ruggine nei giorni scorsi. Il pomeriggio è volato; riprenderemo quindi domani.